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Introduzione all'Espiazione

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  1. Bibbia
  2. Libro di Mormon
  3. Dottrina e Alleanze
  4. Perla di gran prezzo

1 Espiazione

Prima di introdurre l'argomento dell'espiazione vorrei dire due parole su un aspetto che quasi tutti stanno dimenticando e che molti tentano di annullarne l'importanza, mi riferisco al principio della responsabilità.

1.1 Responsabilità

Il termine porta in se il suo significato ossia "che risponde in prima persona delle proprie o delle altrui azioni", ma come si può rispondere se non vi fosse una regola o una legge sulla quale vengono misurate le nostre azioni? Pertanto chi sottostà ad una legge ha la responsabilità mentre chi non sottostà a nessuna legge è giustificato della sua condotta.

Gli uomini sono portati ad autoattribuirsi responsabilità verso aspetti della vita che hanno prodotto o stanno producendo buoni risultati mentre quando non è così si assiste ad uno "scarica barile" infinito fino ad arrivare a qualcuno che forse, non è detto che abbia tutta la responsabilità di quello che è successo o sta succedendo. Questo tipo di atteggiamento si rileva con una certa facilità in particolar modo nella politica. Gli uomini tendono ad avere questo atteggiamento ma Dio no.

Dio si assume sempre le sue responsabilità e risponde sempre del suo operato in funzione delle leggi che Egli osserva pena la perdita della sua posizione divina. Se Dio stabilisce una cosa Egli stesso deve mantenere ciò che ha stabilito altrimenti perderebbe i suoi caratteri divini e cesserebbe di essere Dio, sarebbe fallace, quindi esattamente com'è un uomo. Ma visto che Dio è perfetto, non può sbagliare, per questa ragione sappiamo che la sua parola non resta vana o incerta ma è eternamente adempiuta.

Quindi cosa c'entra la 1responsabilità con l'espiazione? C'entra e come! Dio risponde delle cose che emana pertanto Egli è responsabile di ciò che decreta. Cosa ha decretato Dio che abbia richiesto l'espiazione?

Egli ha dato ai suoi figli una delle sue caratteristiche più importanti verso la quale non prescinde ossia: "il libero arbitrio". La capacità di esprimersi liberamente è per Lui una clausola irrinunciabile in quel piano di principi che concorrono allo sviluppo dei suoi figli. Questo aspetto è così importante per Dio, che Egli è stato disposto ad accettare anche immediate perdite a causa di questo punto fermo. Sappiamo infatti dalle scritture così come ci sono pervenute, dalla rivelazione moderna e da quella personale, che prima che questo mondo fosse creato, fu stabilito nei celi alla presenza di Dio, un concilio nel quale fu presentata la possibilità di progredire ulteriormente passando dallo stato spirituale a quello terreno, permettendoci di fare ulteriori esperienze necessarie alla nostra natura divina.

Pertanto, Dio presentò un piano che prevedeva la possibilità per tutti i suoi figli di essere liberi di scegliere ciò che preferivano nelle situazioni che la vita avrebbe presentato. Tuttavia questo aspetto del piano, il libero arbitrio, introduceva rischi elevati sul fatto che tutti i suoi figli potessero tornare alla sua presenza. Infatti, tutti gli esseri viventi, Dio compreso, vivono secondo leggi che sono state decretate e senza le quali l'esistenza stessa sarebbe compromessa, pertanto le nostre scelte ricadono sotto queste leggi che regolano l'esistenza di ogni cosa. Si conclude che si è liberi di scegliere ma non è possibile evitare le 2conseguenze delle nostre scelte, per cui questo vincolo di esistenza attribuisce la responsabilità massima ai figli di Dio, che devono fare molta attenzione alle scelte che fanno, in quanto poi saranno chiamati a rispondere alle conseguenze derivanti dall'osservanza o non osservanza delle leggi sulle quali le scelte fatte sono basate.

Come ho affermato prima, Dio è Dio perché vive determinate leggi pertanto i suoi figli dopo la loro esperienza terrena, se vogliono tornare presso la famiglia celeste, devono sforzarsi di vivere queste leggi, altrimenti non ci sono le condizioni per poter stare alla sua presenza. Qualcuno potrebbe obbiettare dicendo che Dio è buono e che non lascerebbe che i suoi figli non avessero la possibilità di tornare da Lui e quindi Egli ci riaccoglierà tutti. In realtà è vero che Egli e buono ma è anche vero che è perfettamente giusto e non può esercitare un qualche minimo grado di ingiustizia per soddisfare una ipotetica benevolenza verso qualcuno dei suoi figli, fosse così cesserebbe ancora di essere Dio. Qualcuno potrebbe dire che Dio può tutto e anche questo è parzialmente vero ma se si riflette bene si può osservare che anche Lui ha dei limiti:

  1. Non può violare il libero arbitrio dell'uomo altrimenti che glielo ha dato a fare?
  2. Deve rispettare quello che decreta altrimenti non sarebbe giusto.
  3. Non può giustificare chi consapevolmente viola le sue leggi altrimenti che le avrebbe date a fare?
  4. Inoltre, dalle scritture sappiamo che Dio 3ama di più i figli che osservano le sue leggi mentre respinge coloro che si pongono in aperta ribellione e fanno di tutto per ostacolare la sua opera, vedi Lucifero.

Per cui invito tutti, me compreso, a non fantasticare troppo sulle ipotetiche bizzarrie di un Dio che piace tanto agli uomini. Egli è preciso e perfetto in ogni suo aspetto, non si compromette, non varia all'occorrenza ma è lo stesso in eterno.

Detto questo, possiamo affermare che Dio stesso è il responsabile del suo piano, Egli sapeva in quanto onnisciente, che un piano che prevedesse il libero arbitrio avrebbe avuto dei costi in termini di spiriti; tuttavia Egli non prescinde dalle leggi che vive, sa che sono giuste e se una buona parte dei suoi figli non le accetta, immagino che forse anche con dolore, sia disposto a perderli. Come dicevo prima, questioni di scelte, o con lui o 4

contro di lui.

Lucifero uno dei suoi figli più evoluti, insieme a Geova, Michele, Gabriele ecc., scelse di non seguire quel piano e ne propose un'altro che secondo lui era migliore. In breve quello che mise sul piatto era:

  1. Via il libero arbitrio. Lucifero ci avrebbe salvati tutti o meglio, la salvezza non sarebbe più stata necessaria, è evidente che lui non aveva la forza di sostenerla.
  2. Via Geova come futuro unigenito. Lui sarebbe subentrato al posto suo senza neanche averne i requisiti, una scelta dettata solo da un ipotetico senso di superiorità.
  3. Via tutto l'onore di Dio. L'onore doveva essere tutto suo, ma l'onore di cosa? Non avrebbe dovuto fare niente!

Riflettendo un po' su questa proposta penso che Dio non ci abbia messo molto a prendere una decisione. Desidero analizzare le conseguenze di una simile offerta. Vorrei ricordare che Dio, solo per aver deciso come sarebbe stato il suo piano, ottenne un primo importante risultato. Come conseguenza di questa Sua scelta, poco dopo perse un terzo dei suoi figli.

Comunque procediamo con ordine.

Punto uno. Lo scenario è questo: "Lucifero salva tutti". Provo a darne una descrizione. Non ci sarebbero state conseguenze delle nostre scelte perché non ci sarebbero state scelte, tutti avrebbero dovuto fare quello che lui avrebbe imposto. Nessuno avrebbe potuto opporsi perché non ci sarebbero stati i termini di una opposizione in quanto all'umanità non sarebbe stata data nessuna capacità di discernimento.

Il discernimento è l'esercizio delle nostre facoltà intellettive, emotive e spirituali, attraverso esso possiamo analizzare e imparare esprimendo così la nostra personalità. Esercitiamo a pieno la nostra natura divina imparando a giudicare fra ciò che è bene e ciò che è male, questa capacità è un attributo di Dio. L'esercizio della libertà di scelta in un contesto di opposizione, ci porta ad avvicinarci, o ad allontanarci dalla nostra natura divina. A dimostrazione di quello che dico vorrei citare Satana quando nel 5giardino disse ad Eva, parole testuali: "Voi non morrete affatto; ma Dio sa che nel giorno in cui ne mangerete, gli occhi vostri si apriranno e sarete come Dio, conoscendo il bene dal male"

Così questa capacità ci rende simili a Dio, parole di Satana, che per raggiungere i suoi scopi è disposto anche a citare e sostenere principi che lui stesso ha tentato di distruggere.

Quindi senza libero arbitrio siamo in una condizione in cui è assente una opposizione, che invece è la prima cosa che Dio si premurò di insegnare ad Adamo quando lo pose nel giardino e gli disse di non mangiare il frutto. Inoltre senza opposizione fra bene e male, senza la capacità di giudicare, diventeremmo stupidi automi, non avremmo la possibilità di crescere, saremmo schiavi di un essere che ritiene di salvarci pensando che stare alla presenza di Dio come ignoranti possa essere considerata salvezza. Questa prospettiva piaceva solo a Lucifero a cui non interessava il bene dei suoi fratelli, ma solo il suo egoismo, che alla fine lo ha portato a inorgoglirsi e a pensare che sarebbe potuto essere più grande di Dio stesso.

Infatti il terzo punto prevedeva che tutto l'onore di Dio fosse dato a lui, egli avrebbe voluto il potere di Dio, in sostanza essere al posto suo. Dio quindi doveva cessare di essere Dio per fare posto a lui. Purtroppo per lui, Dio e Dio in eterno, non ha un mandato a termine per cui anche questo punto non doveva essere facile da prendere in considerazione.

Infine il secondo punto sarebbe andato a ledere un'altra decisione che Dio aveva preso e che è l'oggetto di questo testo: "l'espiazione". Il piano prevedeva un'6espiazione ed era stato stabilito che fosse Geova a realizzarla, Egli sarebbe stato l'unigenito del Padre e avrebbe esercitato il potere che il Padre gli aveva dato per salvare tutti coloro, che nell'esercizio del loro libero arbitrio, avrebbero deciso di accettarlo come loro salvatore e seguito i suoi insegnamenti. La proposta di Lucifero non prevedeva l'espiazione per cui egli chiese di essere messo al posto di Geova e di essere lui il figlio di Dio, così, a titolo gratuito. Questo voleva dire: "togli il potere che hai dato a Geova per darlo a me", in questo modo sarebbe stato sovvertito un ordine sacerdotale che regna nei cieli, basato anche esso, sui meriti acquisiti nel progresso che gli spiriti avevano fatto. Geova secondo questo ordine era stato investito del potere di Dio per compiere la Sua opera perché Egli era l'unico in grado si sopportare il peso dell'espiazione. Satana, sapendo che non era in grado di sopportare una tale responsabilità, propose tutti i punti che potevano dargli qualche possibilità nella realizzazione del suo terribile piano. Ancora una volta il suo orgoglio lo portò a pensare che fosse possibile farsi beffa di Dio per ottenere il suo potere, ossia il suo sacerdozio.

Ovviamente una simile proposta, secondo i principi divini, non poteva essere accettata: "via la libertà, via l'ordine del sacerdozio, via lo stesso Dio e le sue leggi, via Geova il più grande e il più amato dei figli di Dio", per cosa? Per fare posto ad uno spirito che pensava di essere Dio senza averne ne meriti ne responsabilità?

Il rifiuto della proposta non portò Lucifero a ravvedersi ma a 7ribellarsi contro Dio e involontariamente, a prendere parte a quel piano che egli aveva cercato di distruggere. Infatti egli è l'esponente di spicco che si rifà al male, contrapposto all'esponente di spicco che si rifà al bene, Geova. L'opposizione fra bene e male era una parte essenziale nel piano di Dio per mettere alla prova i suoi figli. Quindi quando alcuni tentano di mettere confusione fra ciò che potrebbe essere bene e ciò che potrebbe essere male, a me sembra chiaro che il bene consiste nel fare la volontà di Dio, il male consiste nel non farla. Rispettare ciò che Egli dice ci riporta alla sua presenza, non farlo, ci allontana proprio come è successo a Lucifero e a coloro che hanno deciso di seguirlo.

Infatti la scelta di Dio di respingere il piano di Lucifero produsse apparentemente un risultato pessimo, un terzo dei suoi figli lo abbandonarono. A me sembra evidente che il rispetto di certi principi sia più importante della vita stessa, o meglio, che la vita stessa sia basata sul rispetto di certi principi. La non osservanza di questi principi porta la morte spirituale, ossia la lontananza permanente da Dio e l'incapacità di procreare, in altre parole, dare vita. Vorrei aggiungere anche che il rispetto dei principi divini ci da anche la possibilità di accrescere la nostra intelligenza e saggezza, altre caratteristiche di Dio. Infatti l'intelligenza e la saggezza di Dio, fanno si che Egli si serva dell'odio che Satana e i suoi seguaci nutrono nei Suoi confronti per adempiere a pieno il Suo piano. Pertanto quanto è giusto e importante che questi principi siano rispettati!

Credo di poter dire che Dio risponde, e risponde bene del suo operato. Egli è perfettamente responsabile.

1.2 Delega della Responsabilità

Un'altra caratteristica di Dio volta all'accrescimento dei suoi figli, è quella di delegarli nel compimento della sua opera, così ha delegato quasi tutto al Suo figliolo prediletto, Geova, a cui ha demandato oltre che l'espiazione, anche molte altre cose fra cui anche la formazione del creato che noi conosciamo. Tutto questo è necessario alla Sua santificazione e preparazione per divenire esattamente come Dio Padre è. Perciò fu stabilito che Lui fosse il salvatore e redentore dei figli di Dio e attraverso Lui sarebbero stati liberi di scegliere, Dio sarebbe stato giusto nel rispetto dei suoi principi e avrebbe ricevuto la gloria che gli appartiene in eterno. Geova sarebbe stato esaltato insieme a coloro che avrebbero rispettato i principi che Egli ha avuto il compito e il potere di insegnare.

Osservando nel dettaglio questo aspetto del piano, ossia il principio della delega, risulta che l'unico ad avere i requisiti per poter stare alla presenza di Dio, sia prima che dopo la nostra esperienza terrena, è Gesù Cristo conosciuto anche come Geova nella vita preterrena. Pertanto secondo la giustizia divina, essendo Egli senza macchia non avendo commesso niente di contrario alla volontà del Padre, sarebbe l'unico a tornare a vivere con Lui. Tutto questo renderebbe Dio molto giusto ma lo priverebbe di un potere che di fatto Egli ha, cioè salvare i suoi figli.

Dio è giusto e non può salvare i suoi figli nel peccato altrimenti a cosa servirebbe il rispetto delle leggi? Sappiamo che niente di impuro può stare alla sua presenza, è come se un uomo fosse messo in una fornace o immerso in modo permanente sotto acqua, il risultato sarebbe la morte perché la natura dell'uomo non è in grado di sopravvivere in quei contesti. Lo stesso è vivere con Dio, se la nostra natura è idonea alla sua presenza possiamo starci altrimenti dobbiamo allontanarci.

Quindi se per giustizia divina, solo Cristo è in grado di stare con Dio, attraverso la sua figura Egli può compiere l'opera di salvezza del resto dei suoi figli. Tuttavia ci sono delle condizioni che devono essere soddisfatte per non infrangere la giustizia divina. Questo aspetto del piano è contrapposto alla giustizia ed è conosciuto come: "misericordia", un'altro attributo di Dio. Ora, sembra difficile che Dio possa essere giusto e allo stesso tempo misericordioso perché è chiaro che per natura la misericordia deruba la giustizia e viceversa, è come mettere insieme acqua e fuoco, o vince uno o vince l'altro ma insieme non possono coesistere.

Eppure il piano che Dio aveva preparato prevedeva sia la giustizia che la misericordia, infatti il piano è chiamato anche: "piano di misericordia", proprio per sottolineare questo aspetto. Perciò, come è solito fare Dio, Egli fa partecipare sempre i suoi figli alla sua opera perché sa che queste esperienze concorrono alla loro crescita spirituale. Credo che ad ognuno di noi è stato affidato un compito più o meno grande da svolgere per la nostra e l'altrui salvezza. Ovviamente il compito supremo è stato affidato a l'unico spirito in grado di accettarlo volontariamente e sostenerlo, ossia Geova, Gesù Cristo. Questo compito o parte del piano, è giustappunto chiamata espiazione.

Geova si 8contrappose al piano di Lucifero, accettò il piano del Padre e si offrì come salvatore e redentore alle condizioni previste dal Padre. Pertanto a Geova fu delegata la realizzazione del piano di Dio, Egli agiva invece Sua. La levatura spirituale di Geova era tale che il Padre stesso si fece rappresentare in quasi tutto, infatti Egli figura anche come Dio, in particolar modo nel vecchio testamento. In realtà Egli era un Dio in divenire perché il Padre è Dio, ma per i compiti attribuiti a Geova e la sua grandezza spirituale, anche Geova nei confronti degli uomini era da considerarsi come Dio, infatti per i meriti e per delega ricevuta Egli è il Dio di questo mondo. Tuttavia fra il Padre e Geova c'erano delle differenze:

  1. Il Padre è il Dio di Geova
  2. Il Padre ha un corpo mentre Geova era ancora uno spirito

Potrei azzardare ad elencare altre differenze ma preferisco restare sulle cose ovvie.

Quindi l'opera che Geova aveva intrapreso per i suoi fratelli e figli del Padre, avrebbe realizzato:

  1. La salvezza dalla morte fisica
  2. La redenzione dalla morte spirituale
  3. La santificazione dell'opera del Padre
  4. Il completamento del suo sviluppo divino per essere come il Padre è.

1.3 In cosa consiste l'espiazione?

Anche in questo caso il termine porta in se il significato, espiare deriva dal latino che vuol dire: "rendere pio", o meglio "scontare una colpa attraverso una pena", o ancora, "riscattarsi da una colpa". Ma Cristo sappiamo che non aveva colpe per cui l'espiazione non si applica direttamente a Lui ma per procura nostra. Egli espia, ossia paga il prezzo che l'umanità ha nei confronti della giustizia di Dio per riscattarci dal nostro stato di impurità. Questo perché l'umanità non ha i mezzi per soddisfare le esigenze che le leggi infrante di Dio richiedono, pertanto Cristo si offre di pagare il prezzo al posto nostro a patto che noi facciamo qualcosa per meritarci questo dono. In realtà una parte di questo 9dono viene concessa a tutti per evidenti ragioni che vedremo, mentre la parte più importante, deve essere guadagnata con impegno.

1.3.1 Cosa prevede l'espiazione?

Come ho detto prima, l'espiazione è un atto di procura che Cristo fa nei nostri confronti se noi lo accettiamo, in caso contrario saremo chiamati noi stessi a rispondere e a pagare il prezzo previsto per le leggi infrante. Inoltre non avendo ne i meriti ne i mezzi per poter cambiare il nostro stato di impurità, la cosa più grave, è che dopo che abbiamo risolto la nostra questione con la giustizia divina, non possiamo più stare alla sua presenza, non possiamo essere redenti. Quindi come dicono le scritture, Cristo è l'unico mezzo a disposizione degli uomini per poter realizzare la loro salvezza. Vorrei ribadire che non c'è un'altro mezzo, gli uomini sono molto fantasiosi e spesso vogliono cercare alternative a cose che alternative non ne hanno, forse questo si capisce meglio guardando nel dettaglio cosa prevede l'espiazione.

1.3.2 Il primo requisito: "L'amore"

Una cosa comune che unisce la giustizia con la misericordia e non solo, è l'amore. Per amore vengono emanate le leggi divine al fine di realizzare il progresso dei Suoi figli, l'osservanza di queste leggi dimostra il nostro amore, genera un aumento dell'amore stesso e della comprensione verso Dio. Pertanto, per poter esercitare un atto di misericordia si deve essere fondati sullo stesso sentimento di amore, andando incontro alla giustizia per poterla soddisfare e verso il misero per poterlo sollevare. Sia la giustizia che la misericordia, apparentemente in contrapposizione, sono unite e circondate dall'abbraccio dell'amore. I principi governano l'evoluzione dei vari aspetti della nostra natura, i sentimenti perfetti, divini, uniscono tutti i principi che in apparenza alla mente umana paiono in contraddizione.

L'amore è il sentimento che unisce tutto, spesso viene detto: "Dio è Amore". L'amore unisce uomini e donne, genitori e figli, amici e amiche e la lontananza o l'assenza non vince la forza di unire del vero amore.

Azzarderei questa equazione: "Amore = Unità".

Visto che in conseguenza della trasgressione e dei peccati degli uomini siamo allontanati dalla presenza di Dio, come effetto delle leggi che sono state stabilite dall'amore e infrante da un sentimento contrario, attraverso la misericordia, un atto di amore, possiamo tornare a rispettare le leggi che ci sono state date per il nostro progresso, dimostrando così il nostro amore per Dio, riportandoci nuovamente ad essere uniti ancora con lui.

Il legame fra Unità e Amore è sicuramente espresso meglio dallo stesso salvatore in Giovanni 17:20-26. Tutto quello che Dio fa verso i suoi figli è fondato su questo sentimento e l'espiazione che Cristo opera in adempimento del piano di Dio, non fa eccezione. I sentimenti sono il motore delle nostre iniziative e Cristo prova per il Padre e i suoi fratelli, un amore infinito che lo porta a compiere l'opera più grande che un figlio di Dio possa mai intraprendere. Senza il potere derivante dalla profondità di questo sentimento, sarebbe impossibile realizzare un'opera così grande, un opera infinita. Infatti gli effetti dell'espiazione non terminano con il ritorno alla presenza del Padre, ma sono eterni, in quanto le benedizioni che ne scaturiscono, durano in eterno; addirittura per coloro che avranno ottenuto il merito di essere annoverati fra i membri della famiglia celeste, sarà possibile avere una posterità nelle future eternità, pertanto anche queste risentiranno dei benefici dell'espiazione, come un eco che si propaga in eterno.

1.3.3 Secondo requisito: "Il Sacrificio"

Anche questo termine parla da solo, 10sacrificio deriva dal latino e significa: "rendere sacro, rinunciare a qualcosa in vista di uno scopo, umiliarsi, soffrire volontariamente per il bene altrui, dedicarsi totalmente, rinunciare".

É evidente che siamo di fronte ad un atto molto importante, un atto sacro. Di solito la piena comprensione degli aspetti sacri sfugge facilmente alla percezione umana. In effetti comprendere il sacrificio espiatorio, credo sia veramente difficile per gli uomini, altrimenti non si giustificherebbero così tante leggerezze nel loro condursi. Tuttavia, anche se ci resta difficile percepire la grandezza e la profondità di questo dono, sarebbe giusto che almeno una volta nella vita approfondissimo di più questa offerta che ci è stata fatta. Ignorare volontariamente ciò che rende possibile la nostra esistenza presente e futura, è un brutto segno di ingratitudine verso Gesù Cristo e verso Dio.

Comunque, vorrei ancora riflettere un po' sugli ulteriori significati del termine sacrificio.

  1. Rinunciare a qualcosa in vista di uno scopo
    1. Qual'è la 11rinuncia che Gesù Cristo compie nel suo sacrificio?
      1. Completa sottomissione della volontà del figlio a quella del Padre
      2. Tutta la gloria dell'opera di Cristo va al Padre
    2. Qual'è lo 12scopo?
      1. Fare avverare l'immortalità
      2. Fare avverare la vita eterna
  2. Umiliarsi
    1. Cristo aveva bisogno di compiere l'espiazione?
      1. No, Egli si è sottomesso alla volontà del Padre umiliando se stesso
      2. Obbedienza completa
  3. Soffrire volontariamente per il bene altrui
    1. Cristo aveva bisogno di soffrire il sacrificio?
      1. Si. L'espiazione, essendo un atto completo che comprende tutti gli aspetti della divinità, era un requisito per la formazione divina di Cristo, oltre la sofferenza spirituale che Egli già ben conosceva, attraverso l'espiazione Egli comprese anche con i sensi del proprio corpo, la profondità delle sofferenze spirituali sopportate però da una condizione fisica, in cui la insita debolezza rendono ancora più difficile la sopportazione. La comprensione di una tale condizione la può avere solo chi la vive. Il superamento di questa prova qualificano una divinità.
      2. Si, grazie all'espiazione Egli era pronto a rappresentare l'umanità davanti al Padre, Egli era concretamente come il Padre possedendo dopo la resurrezione, un corpo perfetto come il suo.
      3. Si, Egli con questo atto mostrò a tutti l'infinito bene altrui.
  4. Dedicarsi totalmente
    1. Egli dedicò la sua intera vita a questo sacrificio
      1. Si preparò fin dalla gioventù
      2. Offrì la sua stessa vita come atto culminante della sua espiazione

Dio nell'antico testamento chiedeva al suo popolo un sacrificio in similitudine di questo ultimo sacrificio, Egli stesso compie ciò che chiede al suo popolo sacrificando il suo prediletto figliolo. A noi oggi Egli chiede un cuore spezzato ed uno spirito contrito.

1.3.4 Il potere del sacrificio

Ovviamente tutto questo deve servire a qualcosa, non può essere solo una rappresentazione simbolica. Infatti il sacrificio come dicevo prima, qualifica Cristo come nostro salvatore e redentore, Egli acquisisce il potere necessario di intermediare fra noi e il Padre e richiama le parti più profonde della misericordia, le così dette: "viscere della misericordia"; da contrapporre alle esigenze più estreme della giustizia. Così, grazie al sacrifico espiatorio, Egli soffrì al posto dell'umanità ogni piccola pena prevista al soddisfacimento delle leggi divine. Cristo rappresenta il Padre nel pieno rispetto della sua giustizia e gli uomini nella piena comprensione delle loro sofferenze e debolezze. Egli è l'anello di congiunzione che grazie al suo amore per Dio e per gli uomini, unisce tutto. Egli è il diletto scelto fin dal principio.

1.4 Effetti del sacrificio espiatorio

Sintetizzando al massimo gli effetti derivanti dall'espiazione gli esiti che risultano sono:

  1. Liberazione dalla morte fisica (Vita Eterna)
  2. Liberazione dalla morte spirituale (Esaltazione)

1.4.1 Quando è stata introdotta la morte?

All'inizio dicevo che prima che il mondo fosse creato, vivevamo tutti alla presenza della nostra famiglia celeste, tutto ciò che è alla presenza di Dio è per natura eterno, non cessa di essere, non muore. Eppure per noi la morte è un'aspetto concreto della nostra realtà, una delle poche certezze che tutti non possono negare, oserei dire per fortuna, visto che gli uomini sarebbero spesso pronti a negare qualsiasi cosa. Vorrei spingermi a dire che Dio non fa niente che possa avere una morte, le sue azioni hanno tutti fini di vita eterna. Eppure la morte per noi esiste, ma cos'è la morte per Dio? La fine di tutto o un passaggio come da uno stato ad un'altro stato?

Visto che ogni cosa che Dio compie ha risultati eterni, anche i figli che ha generato sono eterni, non possono finire o morire. Per cui la parola morte non rappresenta uno stato di fine permanente ma uno stato d'essere permanente. Per Dio, l'unico ambito in cui la vita è pienamente presente in ogni suo aspetto, è vivendo lo stesso stato che Lui vive. Egli è eterno e gode a pieno della vita che vive, gioisce continuamente in tutto il Suo essere; Egli profonde e genera la vita. Ogni stato di vita inferiore al Suo rappresenta una forma di morte, non poter esprimere a pieno le potenzialità della nostra natura divina è da considerarsi uno stato di morte. Morte da cosa? Morte di quella parte della divinità che non può più essere espressa e sviluppata. Perché non può più essere corretta quella parte? Perché questa vita è il 13tempo in cui noi possiamo operare per compiere questa opera di cambiamento, oltre non sarà più possibile a causa degli effetti inevitabili delle giustizia.

Quindi questo periodo che trascorriamo sulla terra è un periodo cruciale della nostro sviluppo spirituale, questo è l'ambito in cui si sviluppa il nostro potenziale divino.

La morte, come di solito la intendono le persone che non hanno fede in Dio, non esiste ne può esistere, in quanto tutto è generato o creato da Dio, pertanto, eterno.

La morte intesa come stato che ci allontana dalla presenza di Dio quando si è realizzata? Come la maggior parte di noi sa, la morte ha fatto la sua comparsa nel giardino di Eden. Dio disse ad Adamo di mangiare liberamente di ogni albero del giardino ma di non mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male perché se lo avesse fatto sarebbe morto. E così Egli fece. Poi ad Adamo fu data una moglie affinché fosse completo con lei e insieme vissero alla presenza di Dio. Ad un certo punto, sappiamo che il grande Lucifero nel frattempo decaduto e divenuto Satana, signore della menzogna e dell'inganno, ingannò Eva dicendole che non sarebbe morta se avesse mangiato il frutto ma che avrebbe conosciuto il bene e il male, per questo sarebbe stata come Dio. Bisogna anche ricordare che quando Dio unì Adamo ed Eva li benedisse e gli comandò di crescere e moltiplicarsi, tuttavia pur non sapendo quanto tempo siano stati nel giardino, sappiamo per certo che non fecero neanche un figlio in quel periodo. Quindi si deduce molto chiaramente che il periodo trascorso in quel luogo, sia stato un periodo in cui l'uomo e la donna non fossero riusciti ad adempiere al comandamento di moltiplicarsi e riempire la terra. Per quale ragione questo non avvenne nel giardino? Rileggendo e riflettendo sul momento in cui furono dati questi comandamenti, le ragioni che impedirono la realizzazione del comandamento "moltiplicatevi e riempite la terra", vengono fuori con una certa evidenza.

Prima ancora che il giardino di Eden fosse pronto, durante l'ultima fase della creazione spirituale dell'uomo, Dio 14benedisse e comandò ad Adamo ed Eva dicendo: "Siate fruttiferi e moltiplicatevi, riempite la terra ...".

Successivamente, dopo che Adamo fu messo nel giardino, Dio 15 disse all'uomo: "Mangia pure liberamente di ogni albero del giardino; ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno in cui tu ne mangerai, per certo morirai". Che si sappi, questo è stato il secondo comandamento ricevuto da Adamo e che si guardò bene di infrangere, almeno fino a quando non fu affiancato da sua Moglie Eva. Infatti sappiamo dalla storia presente nelle scritture, che essa fu tratta dall'uomo e che fu la moglie di Adamo. L'uomo avrebbe 16lasciato suo padre e sua madre e sarebbe stato unito a sua moglie, una sola carne. Ecco ancora un'altro comandamento e una imminente profezia per il primo profeta dell'umanità, che sicuramente Adamo avrà rammentato quando decise di seguire Eva in ciò che aveva fatto.

Riepilogando quindi tutti i comandamenti dati fino a questo momento, abbiamo:

  1. "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra ..."
  2. "... dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno in cui tu ne mangerai, per certo morirai"
  3. "... l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie ed essi saranno una sola carne"

Ora, guardando con attenzione lo stato delle cose fino a questo momento si può osservare che dei tre comandamenti ricevuti, solo uno era stato osservato mentre gli altri no. Per quale ragione Adamo ed Eva non furono così prodighi ad osservare gli altri due comandamenti quanto quello relativo all'albero della conoscenza? Una indicazione chiave per trovare la risposta a questa domanda ci viene data proprio da chi ha descritto la 17scena: "E l'uomo e sua moglie erano ambedue nudi e non ne avevano vergogna." Mettere in evidenza questo aspetto significava dare risalto al loro grado di conoscenza di certe cose, una conoscenza molto limitata per non dire inesistente. Essi non riconoscevano la loro nudità, per certi aspetti avevano un grado di consapevolezza e percezione paragonabile a quello dei bambini. Suppongo che entrambe abbiamo cercato di osservare anche gli altri comandamenti ricevuti ma che non abbiamo capito, a causa del loro stato innocente, come dovessero fare. Essi non furono disobbedienti in quanto per obbedire a quei comandamenti era necessario un grado di conoscenza superiore che ancora non avevano, pertanto non erano sotto l'effetto della giustizia divina, ancora non avevano infranto niente, si erano adoperati ad osservare tutti i comandamenti solo che avevano trovato soddisfazione soltanto per il più semplice, mentre per gli altri due probabilmente stavano cercando i mezzi per adempierli.

A questo punto entra in scena l'ipotetico guastatore del piano di Dio, che non conoscendo il disegno di Dio, cercò di 18distruggere il mondo. Così con un inganno suggerì ad Eva di prendere il frutto proibito dicendole che non sarebbe morta ma che sarebbe divenuta come Dio conoscendo il bene e il male. La cosa stimolò sicuramente Eva che aveva raggiunto un grado di comprensione sufficiente a capire che attraverso la presa del frutto avrebbe avuto maggiore conoscenza, utile anche all'osservanza delle ulteriori leggi date da Dio. Tuttavia la negazione del frutto era un comandamento e violarlo era una trasgressione, ma questa trasgressione vedremo che era veramente necessaria e prevista per alla realizzazione del piano di Dio.

Vorrei fare anche un'altra riflessione in merito ai comandamenti dati ai nostri progenitori; I comandamenti che Dio ha dato erano in contrapposizione per lo stato in cui vivevano Adamo ed Eva, il rispetto di uno comprometteva l'adempimento degli altri, pertanto mi sono chiesto: "perché Dio abbia fatto una cosa del genere?" Sembra quasi un gioco crudele. In realtà essendo Dio un essere giusto e buono, sa anche come insegnare ai suoi figli le cose che desidera imparino. Egli sa che l'esercizio delle nostre capacità divine viene stimolato dal confronto fra ciò che è bene e ciò che è male, giudicare fra due principi ci da la capacità di scegliere, fare esperienza e quindi evolvere dal nostro stato naturale; l'opposizione è un'aspetto indispensabile alla formazione dei suoi figli e Lui lo sa molto bene.

Ma l'uomo e la donna non avendo preso ancora il frutto non avevano ancora la conoscenza del bene e del male, per cui quello che ho detto, in buona parte non si poteva ancora applicare. In verità, nella sua immensa saggezza, l'opposizione, volta all'esercizio delle nostre capacità divine, venne realizzata proprio nei comandamenti che Egli diede. Il rispetto delle sue leggi, che in quel contesto erano in contrapposizione, generavano l'opposizione necessaria a far stimolare le capacità divine dell'uomo. Quindi l'ambito giusto per le nostre scelte venne realizzato ancora prima che l'uomo conoscesse il bene e il male, e fu realizzato da Dio.

Tornando a Satana, come dicevano prima, egli non solo è completamente inefficace nel tentare di distrugge il piano che Dio aveva realizzato per i suoi figlie, ma ne diventa pure uno dei protagonisti.

Eva probabilmente comprese alcune cose dopo aver preso il frutto, ossia:

  1. Cosa era la paura. Prima della trasgressione non sapeva cosa fosse.
  2. Che aveva uno stato diverso da suo marito
  3. Che ci sarebbero state delle conseguenze alla scelta fatta

Per cui andò da Adamo e lo invitò a prendere il frutto. Suppongo che in quella occasione Adamo abbia compreso che se non avesse preso il frutto anche lui, Eva sarebbe stata scacciata e sarebbe stato impossibile per lui rispettare il comandamento di "moltiplicarsi". Così anche lui capì che era giusto prendere il frutto. Quando entrambe ebbero la consapevolezza del loro nuovo stato, fecero subito delle cose che prima, chissà per quanto tempo, non avrebbero mai pensato di fare. Il loro occhi si aprirono e poterono distinguere quello che prima non era possibile, come risultato dell'atto che compirono il loro livello di conoscenza si elevò, essi avevano la visione della divinità, erano come Dio tranne che per una cosa, adesso erano soggetti alla morte. In adempimento del suo piano, Dio tornò dai suoi figli sapendo quello che era successo e li chiamò per avere un 19rapporto spontaneo dell'accaduto. In quella occasione si assistette al primo "scarica barile" della storia:

"la donna che mi hai dato, che comandasti di 20restare con me, mi ha dato del frutto dell'albero, e io ho mangiato" e la donna, "... il serpente mi ha ingannato e io ho mangiato".

Nessuno voleva la colpa, un'altro nuovo stato d'animo che a loro non era gradito. Comunque sia, non smetterò mai di ripeterlo, essendo Dio giusto, attribuì ad ognuno le proprie responsabilità e prese provvedimenti. Il serpente fu l'unico a prendere una maledizione ma non aggiungo nessuna riflessione in merito. Ad Eva disse: "... moltiplicherò il tuo dolore e le tue gravidanze. Partorirai nel dolore e il tuo desiderio sarà verso tuo marito, ed egli governerà su dite." Ad Adamo disse:"... maledetto sarà il suolo a causa tua; con dolore ne mangerai il frutto tutti i giorni della tua vita. ... Col sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non tornerai alla terra, poiché per certo morirai, poiché da essa fosti preso: poiché eri polvere e alla polvere ritornerai."

É curioso notare che in questa occasione Adamo chiami sua moglie Eva e non prima, questo punto ci fa capire che egli comprende il nuovo potenziale della moglie conseguente della scelta di prendere il frutto, inoltre egli ha anche capito molto bene che cosa sia la morte ossia, un cambiamento di stato temporaneo utile al loro progresso come figli di Dio e non qualcosa che finisce per sempre. Le cose che finiscono sono fatte dagli uomini, non da Dio.

Un'ulteriore testimonianza di questa consapevolezza di Adamo deriva proprio dal fatto che lui chiama sua moglie Eva che in ebraico significa "vita", un vero controsenso per una persona che ha contribuito ha introdurre la morte, così come viene intesa dagli uomini. Infatti come dicevo in precedenza, la morte non esiste, è solo un allontanamento temporaneo o permanente dal nostro potenziale divino e dalla presenza di Dio; un cambio di stato non conforme alla nostra natura divina.

Così fu introdotta la morte, che in realtà è un mezzo per ottenere la vita, non vita semplice come si intende, ma meglio ancora, vita eterna! Anche se può sembrare strano è così, in Dio tutto vive in eterno, tutto concorre alla realizzazione della sua opera e niente la può fermare.

1.4.2 Vittoria sulla morte

Tornando all'espiazione, la morte non esiste non perché non possa esistere ma perché Dio fa in modo che essa non sia presente, niente viene gratis. La morte non esiste perché l'amore che Dio ha per i suoi figli è molto più grande della morte stessa. Il piano prevedeva l'introduzione della morte, come mezzo necessario al nostro sviluppo divino. Il piano prevedeva anche la vittoria sulla morte, sia fisica che spirituale e questo compito fu affidato all'unico figlio che era in grado di assolverlo; Geova.

1.5 Doni derivanti dall'espiazione

L'espiazione è il modo con cui gli uomini possono nuovamente rivolgersi a Dio, è l'atto e il dono più grande che Dio possa fare per i suoi figli. Analizzando più nel dettaglio gli strumenti che l'espiazione dona, balzano alla luce le cose più semplici che l'umanità possa intendere, infatti l'espiazione è alla portata di qualsiasi intelletto.

Il primo strumento donatoci dall'espiazione è quello di procurare agli uomini i mezzi perché possano avere fede e pentirsi, questi sono i primi principi del vangelo di Gesù Cristo, la loro profondità ed effetto sugli uomini è tanto semplice quanto straordinaria. Non riuscirei a trovare le parole per esaltare questi due principi tanto sono grandi.

1.5.1 Fede, il primo dono, le fondamenta.

Ci sarebbero molte cose da dire sulla fede, il profeta Joseph Smith tenne diverse lezioni in merito, questo ci fa capire quanto grande possa essere questo argomento, tuttavia si possono riassumere alcuni punti importanti. La fede è una dimostrazione di fiducia verso qualcuno, nel caso dei credenti cristiani è fiducia in Gesù Cristo.

A meno che non riponiamo la nostra fiducia in Gesù Cristo, come possiamo sperare che Egli perori la nostra causa quando si troverà davanti al Padre? Mi immagino qualcuno che dica che Egli è talmente buono che lo farà comunque, anche se le persone non hanno avuto fiducia in Lui e nelle cose che ha insegnato. Vorrei dire a queste persone che non riescono a vedere al di la del loro naso e non si sono informate abbastanza sugli insegnamenti di Gesù Cristo. Non dovrebbero fantasticare su di lui ma dovrebbero informarsi meglio. Egli ha più volte insegnato che Lui fa del continuo la volontà del Padre, questo vuol dire che non può negare la sua giustizia anzi Egli la condivide a pieno, per cui la proprietà transitiva della matematica ci dice che se Gesù insegna e fa la volontà del Padre, vuol dire che il Padre desidera che noi sviluppiamo la fede e che riponiamo tutta la nostra fiducia in Cristo. Gesù e il Padre sono uniti negli intenti, compiono le stesse opere, non dovremmo pensare di poter utilizzare piacimento Gesù come si fa con un oggetto. Essi non si fanno prendere in giro da noi.

Se vogliamo applicare il sacrificio espiatorio di Gesù Cristo dobbiamo riporre la nostra fede in Lui.

1.5.2 In cosa consiste la fede?

Paolo insegna che la 21fede è: "... certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono ...".

Questo concetto introduce un'altro aspetto della fede, essa è un mezzo per ottenere maggiore conoscenza, una conoscenza più profonda e intima, una conoscenza che nel nostro stato probabilmente non si potrebbe ottenere altrimenti.

Uno dei modi per poter sviluppare la fede consiste nel cercare di apprendere il vangelo sia dalle stesse parole del Salvatore sia dai suoi profeti e persone da Lui autorizzate. Attraverso la fede si da la possibilità a Dio di operare nella nostra vita. Dato che gli atti di Dio per l'uomo sono sempre così grandi, questi vengono chiamati miracoli. Sappiamo che la fede produce miracoli e non viceversa. Quando abbiamo iniziato a conoscere meglio Gesù Cristo e i suoi insegnamenti, uno dei modi per accrescere la nostra fede consiste nell'obbedire ai principi esposti nel vangelo. Più saremo fermi nell'obbedienza più la nostra fede tenderà a crescere.

Attraverso la fede si possono ottenere molte cose, a me piacciono questi 12 punti:

  1. Guarigioni fisiche e spirituali (Matteo 9:22)
    • La fede può tutto non perché abbia in se un potere magico, ma perché Dio attraverso di essa, è nelle condizioni di fare ciò che ritiene giusto nelle vite degli uomini. Senza fiducia nei suoi confronti, difficilmente si presterà a soccorrerci. Se desideriamo qualcosa che da soli non possiamo ottenere, un piccolo sforzo di fede non è poi un passo così grande da fare. Tuttavia, come dicono le scritture, la fede deve essere curata come una piantina che cresce e diventa un grande albero che estende i suoi rami nelle parti più profonde della conoscenza, se la piantina non viene curata, annaffiata, dopo poco tempo potrebbe non crescere bene, ammalarsi e addirittura, se lasciata sola a se stessa, morire. Pertanto la fede non deve essere uno sforzo sporadico ma costante.
  2. Protezione (Efesini 6:16)
    • Quando Paolo nella lettera agli Efesini parla dell'armatura di Dio associa simbolicamente la fede allo scudo, in effetti coloro che hanno una fede salda in Dio e Gesù Cristo, sanno che possono avere i mezzi per resistere alle tentazioni e alle avversità della vita. Sanno che a prescindere dalle difficoltà, dalle delusioni, dalle cose che ci rattristano e opprimono, possono avere una speranza in Dio. Questa consapevolezza da loro una protezione che li rende meno inclini a cedere alle lusinghe e agli inganni di Satana.
  3. Certezza di cose che si sperano
    • La fede consiste in un grado di conoscenza interiore, che ci fa percepire cose che sono vere ma che ancora non si possono dimostrare. Sono molte le vicende concrete della vita che la scienza degli uomini non è in grado di dimostrare, tuttavia questi sono fatti reali. Questo non vuol dire che tutto quello che si riesce a spiegare è vero mentre il resto no. Questo grado di conoscenza infonde nei cuori delle persone una certezza che viene da Dio, che conosce molto meglio degli uomini tutto quello che esiste e sa meglio di loro cosa sia e come si debba imparare. In Dio tutto quello che si impara è attraverso il principio della fede.
  4. Coraggio (1 Nefi 3:7)
    • Coloro che nutrono la fede, vincono la paura e accrescono il loro coraggio. Non temono le grandi imprese o gli ostacoli che trovano sul loro cammino. Sanno che Dio è con loro pertanto niente può vincere la loro opera.
  5. Miracoli (2 Nefi 26:13)
    • Chi ha fede, inevitabilmente non può che vedere miracoli nella vita, perché le opere che Dio compie sono tutte straordinarie. Egli agli occhi degli uomini fa solo miracoli.
  6. I cuori delle persone vengono cambiati (Mosia 5:7)
    • Uno dei miracoli più grandi, forse il più grande, è proprio quello di cambiare i cuori delle persone. Quando gli uomini cambiano il loro cuore vuol dire che rinunciano ai loro desideri carnali per sottomettersi completamente alla volontà di Dio.
  7. Perdono dei peccati (Enos 1:3-8)
    • Quando il nostro cuore inizia a cambiare desideriamo che le nostre offese a Dio ci vengano perdonate e che gli effetti dell'espiazione ci siano applicati.
  8. Esaudimento delle preghiere (Mosia 27:14)
    • Solo le preghiere basate sulla fede hanno la speranza di essere esaudite, quelle di semplici parole al vento non hanno il potere di realizzare niente.
  9. Le cose deboli divengono forti (Ether 12:27)
    • Ognuno di noi ha parti deboli nella propria personalità, anche le parti che appaiono spiccatamente forti rappresentano debolezze in quanto gli eccessi di certi aspetti non sono contemplati nella figura perfetta che dobbiamo raggiungere. Quindi al fine di correggere le nostre debolezze, la fede è uno strumento necessario per il nostro perfezionamento.
  10. Ci mantiene stretti a ciò che è buono (Moroni 7:28)
    • Chi riceve le benedizioni derivanti dall'esercizio della fede, tende e perseguire ulteriormente le cose buone. Chi nutre la fede sarà soddisfatto dei frutti che riceve e i frutti stimoleranno ulteriormente la cura della fede.
  11. Si ricevono segni (DeA 63:9-12)
    • Chi cerca segni che dimostrino qualcosa invece di esercitare la fede, dovrebbe rivolgersi proprio ad essa. Infatti il Signore dice che i segni seguono coloro che credono.
  12. Conoscenza (DeA 88:118)
    • Non tutti hanno una fede naturale, per queste ragioni il Signore ci invita a cercare di insegnarci l'un l'altro parole di saggezza, a cercare nei migliori libri, cercare un'istruzione sia mediante lo studio sia mediante la fede.

1.5.3 Pentimento, il secondo dono, il frutto della fede

La fede è un atto unilaterale, noi prendiamo l'iniziativa e mettiamo in gioco le parole di Dio, stimoliamo il nostro spirito nello sviluppo di quelle capacità divine che sono dentro di noi e che con la caduta facciamo fatica e riconoscere e sviluppare. La fede inizia a risvegliare la nostra anima, inizia a portare luce al nostro intelletto, inizia a cambiare i nostri sentimenti e ci invita a cercare una speranza, una speranza che la nostra parte divina richiede. Noi siamo eterni e dei principi eterni abbiamo bisogno. La fede risveglia in noi la voglia di cambiare ed ecco che da alla luce il suo frutto più importante: "il pentimento".

Non ha caso il termine pentimento significa: "cangiarsi di opinione e di volontà". Che termine meraviglioso! In esso c'è tutto il potere di Dio derivante dall'espiazione. Il pentimento viene definito come un cambiamento d'animo che porta ad un nuovo atteggiamento verso Dio, verso se stessi e verso la vita in generale.

La disponibilità del pentimento deriva esclusivamente dall'espiazione che Gesù Cristo ha compiuto per noi. Le leggi divine che infrangiamo in questa vita, richiedono una pena che deve essere scontata da coloro che vanno contro la Sua volontà. Questa pena, se noi non accettassimo Gesù Cristo come nostro redentore, dovremmo sostenerla tutta da soli e questo è solo per soddisfare le esigenze della giustizia. Tuttavia coloro che fanno spontaneamente questa legittima e scellerata scelta, vanno incontro ad un misero destino in quanto dopo aver scontato la pena essi rimangono nel loro stato impuro e decaduto; non sono progrediti ne pronti per poter sopportare la Sua presenza. Le macchie portate dai peccati, presenti sulle loro vesti, sarebbero sempre li. Le nostre scelte imprimono nel nostro aspetto spirituale segni eterni che non possono essere cancellati a meno che ... non si decida di prendere parte all'espiazione.

1.5.4 Il potere purificante dell'espiazione

Partecipare all'espiazione significa sostanzialmente accettare Gesù Cristo come nostro Salvatore e Redentore, ossia avere fede in Lui come colui che può realizzare la nostra salvezza. Quando accettiamo Gesù Cristo e decidiamo di ascoltare e seguire i suoi insegnamenti, ossia il vangelo, prendiamo parte attiva in questo grande atto. L'espiazione consiste nei seguenti punti:

  1. Gesù Cristo paga per noi la pena prevista dalle leggi di Dio, o meglio Egli soffre al posto nostro. Un atto di procura. Tutto questo ovviamente se lo accettiamo come nostro Salvatore, come ogni buon atto di procura Egli ha bisogno della nostra delega, per dimostrare di essere un legittimo rappresentante deve dimostrare che lo accettiamo, altrimenti la delega non è valida e l'atto non si può compiere.
  2. Il nostro debito verso la legge è estinto da Cristo ma Egli chiede di fare un patto con Lui. Egli sarà il nostro nuovo creditore e ci indicherà quali saranno i mezzi (principi e ordinanze del vangelo), che ci permetteranno di estinguere il nostro debito.
  3. Le nostre vesti saranno rese candide dal suo sacrificio, pertanto saremo nuovamente presentabili e preparati per incontrare nuovamente Dio.

La fede prima, e il costante pentimento poi, sono la chiave di tutto questo. Quando decidiamo di pentirci, dobbiamo compiere alcuni passi per dimostrare al Salvatore che veramente vogliamo cambiare:

  1. Riconosciamo i nostri peccati e proviamo rimorso
  2. Confessiamo i nostri peccati
  3. Chiediamo a Dio in preghiera di perdonarci
  4. Facciamo tutto il possibile per riparare ai problemi che le nostre azioni possono aver causato

Questi punti qualificano il vero penitente e il vero penitente ha diritto alla misericordia che scaturisce dall'espiazione, ossia: "il perdono".

Quando riceviamo il perdono dei nostri peccati sappiamo che non deriva da nostri meriti ma dai meriti di Cristo, Egli ha pagato per i nostri peccati e per questo ha il potere di riscattarci. Accenno brevemente anche ad un'altro personaggio che partecipa a tutto questo: "lo Spirito Santo". Anche Lui essendo un membro della divinità partecipa all'opera di Dio, ha diversi compiti ma il principale è quello di rendere testimonianza. Durante il pentimento, è Lui che attraverso la sua influenza o presenza può farci sentire quando il nostro pentimento è stato accettato. É Lui che ci fa sentire nei nostri cuori l'amore di Dio e ci fa percepire il nostro stato, è Lui che ci ispira a fare il bene, che ci guida in ciò che è giusto e che ci rivela la verità; è Lui che prende parte attiva nel nostro processo di purificazione.

Il processo del pentimento applicato alla nostra vita ci permette di cambiare, di prepararci ad incontrare Iddio, di avere le nostre vesti candide. Questo è il progresso dei figli di Dio, il modo in cui i suoi figli divengono come Lui.

Si potrebbe dire tanto in merito ma il mio attuale stato di debolezza mi impone dei limiti.

1.6 Alcuni mezzi necessai per dimostrare la nostra fede e pentimento

Con l'espiazione ci sono stati dati alcuni mezzi per dimostrare la nostra fede e il nostro pentimento e ne vorrei riportare alcuni:

  1. La preghiera
    • La preghiera è la cosa che più desidererei che imparassero a esercitare gli uomini, in particolar modo i miei cari. Avere la possibilità di parlare direttamente con il Padre è una cosa troppo importante da poterla trascurare. Sono molte le cose per cui sarebbe giusto pregare 22Alma ne cita diverse, io ne riporto alcune:
      • Per avere Misericordia
      • Per il nostro lavoro
      • Per la nostra casa, al mattino, al mezzo giorno e alla sera
      • Contro il potere dei nostri nemici (sarebbe interessanti chiarire chi sono i nemici)
      • Contro l'avversario nemico di ogni rettitudine
      • Per aprire la nostra anima a Dio nel segreto
    • Inoltre sarebbe giusto avere sempre una preghiera nel nostro cuore.
  2. L'umiltà
    • L'umiltà è una caratteristica divina contrapposta all'orgoglio, una caratteristica diabolica. L'umiltà invita all'amore e all'unità, in contrapposizione all'orgoglio che invita all'odio e alla divisione.
  3. Il servizio
    • Il servizio ci permette di esercitare le nostre qualità divine e la nostra fede, l'apostolo Giacomo disse che la fede senza le opere è morta, pertanto il vangelo va praticato.
  4. La Carità
    • La Carità è un dono che dobbiamo acquisire, è l'amore di Dio che ha permesso la realizzazione dell'espiazione. Dovremmo chiedere a Dio di aiutarci a sviluppare di più questo amore.
  5. Il tempo
    • Questo è il tempo concesso agli uomini affinché possano compiere le loro opere per prepararsi ad incontrare Iddio. Non sono parole mie
  6. La speranza
    • Abbiamo visto la fede, la carità e non poteva mancare la speranza. Grazie all'espiazione possiamo veramente avere una speranza di poter realizzare il nostro potenziale divino.
  7. La pazienza
    • Questo mezzo deve essere sviluppato, è un attributo della Carità ed è indispensabile a sopportare tutte le delusioni, le offese che saremo chiamati ad affrontare.
  8. Lo Spirito Santo
    • Sciagurato chi non si rende degno della sua presenza, in particolar modo i santi non devono trascurare la loro dignità. Prego che una porzione di questo spirito sia ancora disponibile ad agire verso i miei cari e spero anche che non sia rifiutata. Prego che lo Spirito Santo possa avere pazienza e voglia di lottare ancora con loro.
  9. La gratitudine
    • Dio mio, grazie per l'amore, la guida e il sostegno che mi dai. So che sono debole e che in te posso trovare tutta la forza. Aiutami a compiere i passi volti a rendere efficacie il sacrificio di tuo Figlio e a partecipare con la mia famiglia alla redenzione dei giusti. Tu sai quello che provo. Nel nome eterno di Tuo Figlio. Amen.

Appendice

A Procura, partecipazione attiva all'espiazione

L'espiazione è la più grande opera di procura che sia mai stata realizzata, essa copre tutti i figli di Dio ed è demandata interamente a Gesù Cristo. Benché tutto sia nelle mani del salvatore, la natura stessa dell'espiazione richiede una partecipazione attiva, ma se l'espiazione è compiuta da Gesù Cristo, che è anche l'unico in grado di compierla, come è possibile prendervi attivamente parte?

Come ho già detto, Dio ci rende partecipi delle sue opere, questo ci serve di esperienza nella nostra formazione divina, infatti, malgrado Geova all'epoca non fosse esattamente come il Padre, la Sua opera ricade interamente sotto la sua responsabilità. Anzi attraverso il compimento dell'opera stessa, Egli progredisce e diviene esattamente come il Padre, un essere risorto e glorificato. Per cui vediamo che nel nostro progresso verso l'esaltazione, il Padre ci fa fare delle esperienze affinché possiamo comprendere più direttamente ciò che richiede una figura divina. Il signore stesso parve sorpreso quando nel 23Getsemani si rese conto dell'enorme sofferenza che avrebbe dovuto sopportare, questo sta a significare che in quella occasione ebbe una comprensione che prima non avrebbe potuto avere, in quanto fino a quel momento non poté fare un'esperienza diretta. Iddio stesso soffrì affinché non avessero a soffrire i penitenti, un Dio che ancora non era esattamente come il Padre, che ancora non aveva vissuto tutte le esperienze necessarie alla sua esaltazione; una divinità in divenire, che però era Dio per delega ricevuta dal Padre. Quando l'opera sarà compiuta, Geova sarà sotto ogni aspetto esattamente come il Padre, tuttavia il Padre fa vivere al Figlio la sua opera proprio come se fosse lui direttamente a compierla.

Quindi anche se il Figlio fino alla fine non sarà come il Padre, vive e opera come il Padre allo scopo di diventare come Lui. Un'altro aspetto molto interessante è quando nelle scritture si dice che diventiamo 24figli di Cristo. Ma non eravamo suoi fratelli? Si, siamo suoi fratelli e figli di Dio ma a differenza sua eravamo perduti. A causa delle leggi divine è come se Dio Padre fosse rimasto con un figlio solo, Cristo.

Ecco un'altro punto molto interessante, chi fa parte della posterità di Dio? Solo chi rispetta i suoi principi. Infatti un terzo dei ribelli furono scacciati al concilio e non furono più considerati la Sua posterità e il resto della sua posterità se non ci fosse Cristo, sarebbe persa per giustizia divina.

Alla luce di questo fatto azzarderei a dire che Gesù Cristo oltre a essere l'unigenito del Padre nella carne, sarebbe anche l'unigenito di fatto, in quanto dei figli che ha generato, è l'unico che ha i requisiti per essere considerato la sua posterità.

Pertanto il Padre riacquista i suoi figli attraverso l'opera che fa compiere a suo Figlio, che ancora una volta riveste per delega i panni del Padre. Per diventare come Dio è necessario comprendere cosa sia essere Padre. Pertanto Cristo con la sua opera, da la possibilità a coloro che lo accettano, di essere generati spiritualmente come suoi figli e figlie, quindi la sua posterità. Egli come rappresentante del Padre, non solo riveste una figura simbolica derivante dalla delega ricevuta, ma concretamente compie un'opera generatrice e vivificante come quella che compie il Padre; Egli ci genera come suoi figli e figlie. Geova non era ancora come il Padre, non aveva ancora una posterità derivante dalla sua esaltazione, tuttavia l'esperienze necessarie al suo progresso prevedevano che fosse un Padre e avesse una posterità ancora prima della sua esaltazione. In questo Egli apprendeva a essere come il Padre è, facendo del continuo la sua volontà. Se Cristo è la posterità del Padre perché rispetta i suoi principi e noi siamo la posterità di Cristo perché attraverso l'espiazione rispettiamo i principi che Cristo ha insegnato, allora anche noi attraverso Cristo siamo nuovamente la posterità del Padre. La solita proprietà transitiva.

Mi sembra molto interessante tutto questo. La delega nell'opera di Dio ci aiuta a diventare come Lui, è uno strumento indispensabile per la formazione degli Dei.

Se la procura è indispensabile alla formazione divina e Geova stesso ne è stato investito, se il nostro destino è tornare alla presenza del Padre ossia essere Dei, anche noi dobbiamo prendere parte attiva in questo piano esattamente come Geova fa. Cristo compie l'opera del Padre attraverso il potere che gli da, noi dovremmo operare attraverso il potere che Cristo ci da. Questo è l'ordine. Come Cristo espia per gli uomini facendo le cose che il Padre gli comanda, così noi dovremmo partecipare attivamente all'espiazione attraverso il vangelo di Cristo.

L'applicazione del vangelo ci permette di realizzare la nostra esaltazione ma come osservavo prima, per il nostro sviluppo divino abbiamo bisogno di prendere parte attiva all'espiazione, cioè fare qualcosa tipo quella che Cristo ha fatto per l'umanità. L'espiazione oltre che per la nostra salvezza era utile anche al suo progresso divino, allo stesso modo noi applicando l'espiazione e praticando il vangelo progrediamo nel nostro sviluppo e a quello dei nostri simili.

Il vangelo insegna come fare a prendere parte attiva all'espiazione. Se proviamo a pensare a concetti tipo il servizio per il prossimo risulta evidente che il sacrificio che compiamo nei loro confronti è una sorta di procura spontanea proprio come l'espiazione. I discepoli di Cristo hanno il dovere di diffondere il vangelo proprio come faceva lui, un'altra forma di procura. Fra i vari aspetti compresi nel vangelo vi è un tipo di servizio che si basa fortemente sulla procura, conosciuto come: "lavoro per i defunti". Questo tipo di servizio richiede un grosso sacrificio di risorse e di tempo per poter fare le ricerche e le ordinanze per le persone defunte, queste ordinanze vengono svolte all'interno di sacri templi. Tutto questo ci rende in piccola misura, attraverso Gesù Cristo, dei salvatori verso i nostri simili. Svolgiamo entro i nostri limiti le responsabilità dell'espiazione, comprendiamo più profondamente quest'opera e progrediamo verso il nostro sviluppo divino. Ovviamente non arriveremo dove Gesù è arrivato però se noi lo accettiamo e facciamo come Lui e il Padre insegnano, attraverso il suo sacrificio e il nostro sacrificio, possiamo colmare il debito che abbiamo con la giustizia di Dio e qualificarci per stare alla sua presenza.

B Creazione, spirituale e fisica

Vale la pena accennare poche parole sulla creazione in quanto essa è il palcoscenico in cui si svolge l'opera di Dio. La creazione si divide in due parti la creazione spirituale e la creazione materiale. La descrizione della creazione spirituale si trova in Genesi 1, Mosè 2 o Abrahamo 4, mentre quella materiale nei capitoli successivi. Se si mettono insieme le informazioni presenti in questi capitoli e si studiamo con molta attenzione, si ottengono grandi tesori di conoscenza che è bene apprendere per conto proprio. Spiegare accuratamente certe cose non servirebbe a niente se non ci sforzassimo di meditarle o di ricercarle con lo spirito. La conoscenza è sempre una esperienza individuale che si matura dentro noi senza poterla ricevere da altri.

C Trasgressione e Peccato

La questione è molto semplice, Adamo ed Eva commisero un peccato per aver violato l'albero della conoscenza o qualcosa di meno grave non assimilabile al peccato? Il peccato è la disobbedienza premeditata alle leggi di Dio, cioè la capacità consapevole di scegliere il male. 25Leggendo quello che fu detto ad Adamo si evince che questa consapevolezza lui ancora non ce l'aveva, altrimenti Dio che ce lo avrebbe messo a fare nel giardino l'albero della conoscenza del bene e del male? Egli lo mise perché era una parte essenziale del suo piano che l'uomo prendesse il frutto proibito, ecco ancora una volta un'altra contrapposizione. Egli dice di non prendere il frutto ma realizza un piano in cui gli uomini esercitino il loro libero arbitrio giudicando fra il bene e il male, pertanto Egli desidera che l'uomo riceva questa conoscenza. Egli ci da delle leggi per lo stato in cui viviamo e per la preparazione al nostro prossimo stato. In questo divenire alcune leggi entrano in contrapposizione fra loro in quanto alcune sono relative allo stato in cui siamo, altre sono relative ad uno stato più evoluto, che dobbiamo prepararci a conseguire. Dio non può indurci a scegliere qualcosa, Egli ci dice le leggi che è giusto osserviamo poi spetta a noi scegliere. Nel caso specifico del giardino, l'uomo viveva una condizione di immortalità ed era giusto avvertirlo che se avesse mangiato il frutto avrebbe perso quella condizione, anche se, valeva la pena perdere momentaneamente quella condizione per progredire e conoscere la differenza fra bene e male, proprio come Dio. Quindi ci fu una scelta fra una cosa buona, mantenere il loro proprio stato, e una cosa migliore, progredire conoscendo il bene e il male e avere una posterità. Nel fare questo Adamo ed Eva scelsero di non seguire una legge relativa a quello che era il loro stato attuale per seguire delle leggi relative al loro nuovo stato evoluto e di progresso. Le conseguenze di questa scelta introdussero la trasgressione ad una legge minore per osservare delle leggi superiori, essi avevano migliorato la loro capacità di obbedire, erano pronti ad obbedire a leggi più grandi. Le conseguenze di questa trasgressione furono come Dio aveva annunciato, cioè venne introdotta la morte, lo stato che noi oggi ereditiamo dai noi progenitori.

L'unico ad avere una maledizione fu satana anche se col suo inganno non fece altro che realizzare il Piano di Dio, ma il suo fine non era quello di realizzarlo bensì di distruggerlo. Per questa ragione fu maledetto.

Quello che fu detto ad Eva non era una punizione ma una conseguenza di una legge infranta, come se a un bimbo si dicesse di non toccare il fuoco perché se lo toccasse si brucerebbe, pertanto se il bimbo nella sua inconsapevolezza tocca il fuoco, non può resistere alle conseguenze di quella violazione. Tuttavia da quella esperienza egli riceve conoscenza utile alle sue scelte future.

Adamo ed Eva non furono puniti ma gli fu spiegato quali sarebbero state le conseguenze della loro trasgressione. Essi non potevano essere puniti perché non conoscevano la differenza fra il bene e il male, non si erano messi apertamente contro la volontà divina perché la loro scelta era volta all'osservanza delle leggi che Dio aveva dato. Per cui se non avevano la possibilità di andare consapevolmente contro la volontà divina, essi non potevano peccare prima della presa del frutto. La possibilità di peccare fu introdotta solo dopo che ebbero preso il frutto e compresero.

Nei passaggi evolutivi che il nostro spirito deve fare, può essere si scontri con l'abbandono delle leggi che seguiamo nello stato corrente, per l'osservanza delle leggi dello stato prossimo; questa è la trasgressione, un atto di fede e di obbedienza, che non ha niente a che fare con il peccato. Anche se il termine trasgressione viene utilizzato come sinonimo di peccato, nel giardino non poteva rivestire lo stesso significato perché chi trasgredì non aveva sufficiente conoscenza.

Invece il peccato ha la caratteristica della premeditazione, una conoscenza che ci permette di andare apertamente contro la volontà divina. A differenza della trasgressione del giardino, alla sua base non c'è la fede ma la conoscenza, non c'è l'obbedienza ad una legge ma una disobbedienza, non c'è un'evoluzione ma una decadenza.

Adamo ed Eva sono caduti perché si potessero rialzare attraverso l'espiazione più forti di prima, la caduta e l'espiazione donarono all'umanità i mezzi affinché i figli di Dio potessero diventare degli Dei.

D Battesimo di acqua e dono dello Spirito Santo, battesimo di fuoco

Battesimo deriva da una parola greca che vuol dire immergere. Per essere riconosciuto da Dio, deve essere celebrato da una persona che detiene l'autorità. É la prima ordinanza che viene celebrata nel vangelo, segue la fede e un cuore spezzato e uno spirito contrito. L'ordinanza del battesimo si compie di due parti, l'immersione in acqua e il dono dello Spirito Santo, detto anche battesimo di fuoco. Anche in questo caso è interessante notare la contrapposizione che c'è nel simbolismo fra acqua e fuoco, entrambe sono necessari per la nostra salvezza. Le scritture dicono che il 26battesimo di acqua e di spirito sia necessario per poter entrare nel regno celeste. Gesù stesso si sottomise alla legge del Padre facendosi battezzare, mostrando a tutti quale fosse la via che doveva essere seguita.

Adamo fu il primo uomo ad essere battezzato e a lui il Signore 27spiegò le ragioni del battesimo. La prima cose che il signore disse ad Adamo è che il battesimo è per coloro che lo accettano, credono in lui e si pentono. La seconda cosa che precisò era che Egli aveva perdonato la trasgressione nel giardino in quanto il Figlio di Dio ha espiato per la colpa originale, per cui i peccati dei genitori non possono ricadere sulla testa dei figli. In realtà una conseguenza di quella scelta la ereditiamo tutti, le conseguenze delle nostre scelte sono inevitabili e talvolta si propagano anche al di la di quello che immaginiamo. Nel caso di Adamo ed Eva, essi introdussero la morte fisica e la morte spirituale, il peccato, pertanto la loro posterità ereditava queste condizioni.

Entrambe le conseguenze vennero affrontate e vinte da Gesù Cristo, infatti con la resurrezione tutti viviamo in eterno, mentre con l'espiazione, pentendoci possiamo vincere la morte spirituale che come spiega bene il Signore, non viene ereditata dai nostri progenitori, ma generata dalle nostre scelte in quanto viviamo in un contesto di opposizione e siamo liberi di scegliere fra ciò che e bene e ciò che è male. Il Signore spiega anche che i bimbi nascono puri, non hanno colpe ne peccati, tuttavia crescendo in un contesto in cui domina il peccato, perché Satana governa questo mondo, il peccato concepisce nei loro cuori. Si capisce quindi che i bimbi fino ad una certa età si considerano 28puri in quanto sono nella fase in cui stanno apprendendo gli insegnamenti che li porteranno a discernere il bene dal male. Fino a quando non hanno questo discernimento, anche se commettessero qualcosa di sbagliato, non sarebbero sotto l'effetto di alcuna legge, non avendo violato consapevolmente alcuna legge, sono senza peccato.

Il battesimo ha un forte significato simbolico, rappresenta la caduta ossia la morte e la sepoltura del vecchio stato e la rinascita ad una nuova vita. Anche in questo caso si trovano riunite nuovamente insieme due aspetti contrapposti, morte e vita.

La seconda parte del battesimo e detta: "Battesimo di fuoco", il dono dello Spirito Santo. Questo battesimo ci purifica e vivifica. Il simbolismo dell'acqua e del fuoco ci ricorda come sia indispensabile comprendere l'opposizione e quanto questa sia necessaria alla nostra esaltazione.

La rivelazione 29moderna fissa il limite di otto anni in cui i bambini dovrebbero avere già ricevuto insegnamenti in merito alla fede, al pentimento, al battesimo e al dono dello Spirito Santo. Per tornare sul principio della responsabilità, questa età è detta anche età della responsabilità in quanto si inizia a rispondere del nostro operato.

Il battesimo è una alleanza sacra nella quale ci impegniamo a:

  1. Prendere su di noi il nome di Cristo
  2. Siamo determinati a servirlo
  3. Obbediremo ai suoi comandamenti

Se rispettiamo gli impegni di questa alleanza il Signore ci darà più abbondantemente il suo Spirito.


Footnotes:

1Ezechiele 18:30; Ezechiele 18; Matteo 12:33-37; Alma 12:14; Alma 12; Mosè 6:52-67

2Per fare un esempio banale sul fatto che ogni cosa è basata su delle leggi, basta pensare alle leggi fisiche e biologiche che regolano ciò che ci circonda e il nostro corpo. Se decido di avvicinarmi troppo al fuoco senza prendere opportune precauzioni volte a rispettare le leggi che regolano la presenza del mio corpo vicino al fuoco, non posso evitare di bruciarmi.

3Giovanni 14:15

4A volte pensiamo che i nostri divergenti punti di vista nei confronti della volontà divina siano tollerabili e che non influenzeranno grandemente lo sviluppo della nostra natura divina. In realtà anche questo è un inganno che ci viene sussurrato da una fonte contraria a Dio. Egli desidera che siamo perfetti e l'obbedienza è il primo principio che ci porta alla perfezione. (1 Samuele 15:22 Matteo 7:21 Mosia 2:32-33,37 Alma 3:26-27 DeA 130:21) Non a caso è la prima legge dei cieli. Pensare che le nostre più piccole debolezze siano minuzie, quindi che possiamo concederci qualche piccola distrazione, è il primo passo per intraprendere la strada che ci conduce nella direzione opposta a quella di Dio. Ricordiamoci che niente di impuro può stare alla sua presenza o che Egli non alberga in templi impuri, quindi anche se i nostri errori si possono considerare effettivamente piccoli, saranno delle zavorre enormi che ci impediranno di emergere a meno che non ci pentiamo e prendiamo parte all'espiazione.

5Genesi 3:4-5

6Mosè 4:2

7Mosè 4:3-4

8Mosè 4:2

9resurrezione

10Dizionario etimologico RusconiLibri

11Mosè 4:2

12Mosè 1:39

13

Alma 12:24

14Genesi 1: 26-28; Mosè 2:26-28; Abrahamo 4:27-28

15Genesi 2:16-17; Mosè 3:16-17; Abrahamo 5:12-13

16Genesi 2:24; Mosè 3:24; Abrahamo 5:18

17Genesi 2:25; Mosè 3:25;Abrahamo 5:19

18Genesi 3:1-7Mosè 4:6-12;

19Genesi 3:8-13; Mosè 4:14-19

20É interessante osservare come Adamo rimarchi il fatto che Dio gli abbia detto che la donna dovesse restare con lui, come se lui avesse compreso che se non avesse preso il frutto non avrebbe più potuto adempiere a questo comandamento. Egli capi che era giusto seguire la strada intrapresa da Eva.

21Ebrei 11:1; Alma 32:21; Ether 12:6

22Alma 34:17-27

23DeA 19:15-19; Matteo 26:36-46

24Mosia 5:7-15

25Genesi 2:16-17;Mosè 3:16-17;

26Giovanni 3:5

27Mosè 6:52-60

28Moroni 8:4-23

29DeA 68:25-27


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On 08 Sep 2009, 15:56.

Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Febbraio 2010 14:03  

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